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Borsa: troppi incentivi nell’essere disonesti


Prima della grande recessione, i guru della Finanza, gli stessi che dicevano “ci sono banche troppo grandi per fallire”, si vantavano di aver imparato a tener sotto controllo il rischio. Ma gli eventi, a cominciare dalla succitata crisi e dalla catastrofe di Fukushima, gli hanno completamente smentiti.

Joseph Stiglitz, premio Nobel per L’Economia, in un affascinante articolo su Affari&Finanza, ci parla del perché gli uomini, e in particolare gli operatori economici, sono così propensi a cedere alle lusinghe del rischio.

“Un sistema che abbina perdite e privatizza i guadagni è predestinato ad amministrare male il rischio. Le agenzie di rating avevano incentivi ad assegnare rating eccellenti ai titoli di alto rischio prodotti dalle stesse banche che le finanziavano. Chi erogava mutui ipotecari non era minimamente tenuto a rispondere della propria irresponsabilità, e così pure coloro che si dedicavano al prestito predatorio o creavano e commercializzavano titoli concepiti appositamente per perdere valore, non lo facevano con le modalità che li mettevano al riparo da qualsiasi procedimento civile o penale a loro carico”.

E’ possibile prevedere quando questo meccanismo entra in funzione?
“Si tratta di eventi rari, definiti anche cigni neri. Purtroppo, alcuni dei rischi davvero grandi ai quali dobbiamo far fronte oggi molto verosimilmente non sono neppure eventi rari. La buona notizia in tutto ciò è che questi rischi possono essere tenuti sotto controllo con poca spesa o addirittura nessuna spesa.

La cattiva notizia è che per farlo s’incontra l’opposizione della politica, in quanto indubbiamente ci sono persone che traggono vantaggio dallo status quo”.

L’effetto indiretto della crisi
“Le banche troppo grandi per fallire e i mercati nei quali operano, adesso sanno di potersi aspettare un salvataggio in extremis dal fallimento, nel caso in cui si trovassero in cattive acque. In conseguenza di questo che diventa un mero “rischio morale“, queste banche possono prendere capitali in prestito a condizioni favorevoli, e ciò conferisce loro un vantaggio in termini competitivi non in base alle performance, ma grazie alla politica. Le strutture d’incentivo che incoraggiano i rischi restano teoricamente immutate”.
Fonte: Affari&Finanza

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Scritto il 12 aprile 2011 da ale. Letto 215 volte

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