Le commodity frenano. E’ la riscossa dell’Economia reale? Parte 1
Il calo che questa settimana si è verificato nel mercato delle commodities ha fatto emergere un interrogativo. Più che mai è emerso, infatti, un prepotente legame tra le politiche monetarie delle banche centrali, le economie nazionali e i prezzi di queste materie prime.
Vediamo un esempio pratico:
A fine seduta il petrolio americano Wti scivola sotto i 100 dollari trascinando con sé anche l’oro, l’argento e diverse altre materie prime. Per qualcuno è colpa del dollaro. La valuta nella quale vengono scambiate tutte queste commodity si è apprezzata notevolmente e ha reso meno oneroso l’acquisto di materie prime. Il ripiegamento dell’argento dai record di fine aprile sembrava però scontare già da qualche giorno un’inversione nei mercati delle commodity.
Da mesi gli industriali denunciano un boom nei prezzi delle materie prime (a partire dal greggio) che mina la ripresa e minaccia una flessione dei consumi. Le banche centrali, che hanno spesso come mission il contrasto all’inflazione, hanno un ruolo di primo piano in questo contesto. Non a caso il 5 maggio è il giorno in cui, dopo aver mantenuto all’1,25% i tassi d’interesse sull’euro, il presidente della Bce Jean-Claude Trichet tralascia nel proprio discorso ogni riferimento alla “vigilanza” sui prezzi. Per gli operatori è un segnale chiaro: a giugno la Bce potrebbe lasciare ancora i tassi invariati nonostante il pericolo inflazionistico.
Questo comprime l’euro e favorisce un apprezzamento del dollaro con il citato effetto sulle materie prime. D’altra parte sempre a giugno la Federal Reserve di Ben Bernanke dovrebbe interrompere l’immissione di centinaia di milioni di dollari sui mercati (easing) generando un improvviso ammanco di liquidità per hedge fund e altri investitori professionali esposti nei mercati delle valute e delle commodity. Una rapida chiusura di posizioni è dunque probabile.
Fonte: Borsa Italiana
Scritto il 17 maggio 2011 da ale. Letto 191 volte

