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Il sali e scendi delle commodities e il ruolo della speculazione

Come saprete Tradingmatica ogni settimana analizza il mercato delle commodities, e in particolare quello dell’oro e del petrolio. Di questi tempi il settore inviava messaggi di grande sofferenza e nervosismo, tanto da far parlare gli operatori di rallentamento e, addirittura, di fine del boom. Una debolezza passeggera, parrebbe ora, come scrive Marco Caprotti di Morningstar. Un andamento che, in un mese, ha fatto sì registrare all’indice della agenzia di rating S&P’s un meno 2,4%, ma che annualmente è abbondantemente positivo, aggirandosi infatti sul 15,4% .

Il ruolo della speculazione
Dopo un andamento tutto sommato regolare verso l’alto, ad inizio del mese le commodity hanno registrato alcune delle sedute peggiori della storia recente: i prezzi del barile sono scesi sotto ai 100 dollari, quelli dell’oro sono andati sotto i 1.500 dollari l’oncia e l’argento è finito a 35 dollari. Un destino simile lo hanno subito altre risorse naturali come lo zucchero, il nickel, l’alluminio e il rame. Una serie di capitomboli talmente repentini che alcuni commentatori hanno iniziato a chiedersi se la bolla delle materie prime fosse, alla fine, scoppiata.

Il primo è la speculazione: fra aprile e maggio gli operatori, ad esempio, si sono rifugiati nei metalli preziosi per ripararsi dalle incertezze legate agli scontri nel mondo arabo e islamico.

Non a caso, secondo alcune ricerche, fra gli strumenti d’investimento più trattati, in quel periodo, ci sono stati gli Etf sull’argento. Il calo dei prezzi che è arrivato in seguito va quindi spiegato con la decisione da parte degli investitori di intascare un po’ di plusvalenze.

Il ruolo del dollaro
A questo va unito l’andamento del dollaro: quando il biglietto verde perde valore gli operatori tendono a comprare asset denominati in quella valuta (tipicamente proprio le commodity). Al contrario, quando la divisa americana si apprezza, allora partono le vendite. “Non dimentichiamo poi che il mese di maggio è, storicamente, uno dei più deboli e volatili dell’anno per le materie prime”, continua la nota. “E, considerando che la Federal Reserve a fine giugno metterà la parola fine al suo programma di stimolo economico, ci aspettiamo di vedere un po’ di volatilità anche nelle prossime settimane”.

Il futuro ancora in mano agli Usa (e ai paesi emergenti)
Per quanto riguarda il medio e lungo termine gli operatori continuano a restare ottimisti. Gli Stati Uniti sembrano avere ancora grosse difficoltà a risolvere il problema del loro debito pubblico. Una situazione che gli è già costata un ammonimento da parte dell’agenzia di rating Standard&Poor’s (che ha abbassato l’outlook sui bond Usa da stabile a negativo, pur mantenendo il giudizio a tripla A).

In una situazione del genere il dollaro dovrebbe continuare a sentirsi debole, favorendo in questo modo l’acquisto di commodity. “Ci sono poi i mercati emergenti, da cui continuano ad arrivare sempre nuove richieste per tutti i tipi di materie prime”, spiega il report stilato da Morningstar. “Le riserve, invece, non sono in grado di soddisfare l’aumento della domanda”.
Fonte: Marco Caprotti

Scritto il 01 giugno 2011 da ale. Letto 148 volte

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