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Una volta il problema era risparmiare parte 2

Dopo il successo di ieri, spazio alla seconda parte dedicata all’articolo in due parti che Francesco Carlà ha inviato agli iscritti della newsletter Affari Nostri e che ha chiamato “L’infelicità Finanziaria”; ribattezzata da noi di Trading Borsa con una delle frasi che più ci ha colpito: una volta il problema era risparmiare.

Lasciamo dunque la parola a Carlà, e vi invitiamo a seguire il suo sito Finanza World e iscrivervi alla sua mailing list.

“…Penso che i comandamenti della felicità finanziaria siano 3:

1 Risparmiare anche in questi periodi difficili;
2 Semplificare il mondo dell’investimento;
3 Aumentare il rendimento dei nostri risparmi.

Tutti pensano che la finanza sia rischio. E tanti non ci si avvicinano proprio pensando a questo. Ma la finanza è inevitabile per veder crescere il proprio patrimonio. E il vero, grandissimo, rischio e’ non fare nulla. Il vostro patrimonio, il vostro denaro, si sbriciolerà negli anni.

Diventerà nulla. Non comprerà più niente. Devo aver scritto da qualche parte che secondo me la Finanza è la simulazione dell’economia: si sforza di predire oggi quello che accadrà nei mercati reali domani. E il futuro è un’ipotesi. E uno sforzo. In questo sforzo c’è un rischio, e per quel rischio si viene puniti o ricompensati. Anche e soprattutto per questo vi ho tante volte messo in guardia contro i rischi eccessivi.

Mai usare soldi che vi servono per vivere, tanto per fare un esempio. D’altra parte nessuno può  pretendere di non correre rischi e contemporaneamente mirare a rendimenti a due o tre cifre in pochi mesi. Il rischio fa parte della natura della finanza. Bisogna saperlo controllare visto che non lo si può evitare.

Ma si può  battere il mercato. Si può battere il Benchmark. Si può misurare il rischio. Si può evitare il rischio più grande: l’erosione del proprio capitale. Nel 1952 Markowitz scrive “Portfolio Construction”. Una delle questioni chiave di questo testo, che gli varrà il Premio Nobel, e’ decisiva: per avere maggiori risultati dagli investimenti bisogna aumentare la volatilità e quindi il rischio.

Se riduciamo il rischio invece si riducono i profitti. Non c’è scampo: non si può battere il mercato. Warren Buffett non ha mai vinto un Premio Nobel. In compenso e’ il secondo uomo più ricco del mondo e la sua fortuna ammonta a circa 50 miliardi di dollari, indovinate accumulati come?

Battendo il mercato tutti i santi giorni per 50 anni. Non è mia intenzione aprire una disputa tra economisti accademici alla Markowitz, e investitori efficienti alla Buffett, ma è abbastanza evidente che le teorie di Portfolio Construction sono smentite dai fatti del mago di Omaha. Naturalmente i fondi di investimento preferiscono glissare. Non ci vuole molto a capire perché:

1 Se si scopre che il mercato si può battere diventa difficile continuare a gestire fondi che servono soltanto a rastrellare commissioni tra l’1 e mezzo e il 3/4% all’anno e oltre per avere risultati in media peggiori degli indici di riferimento;

2 Se si scopre che il mercato si può battere diventa difficile continuare ad effettuare un sacco di operazioni, le cui commissioni sono pagate dai sottoscrittori, per ottenere risultati in media peggiori degli indici di riferimento.

Ho da sempre sottolineato l’importanza dell’indipendenza e della mancanza di conflitti di interesse, specialmente quando si tratta di questioni in cui e’ coinvolto il denaro. Chiedereste al macellaio se la carne è buona?

Magari qualcuno lo fa anche, ma è difficile immaginare una risposta negativa. Eppure, per molti anni, tanti e troppi risparmiatori ed investitori hanno continuato a chiedere a consiglieri che non potevano essere indipendenti, se i prodotti finanziari che vendevano erano buoni. E non lo potevano essere.

Di recente Beppe Scienza, un professore di matematica prestato alla finanza, ha pubblicato statistiche capaci di provare, per l’ennesima volta, come sia strutturale l’incapacità, per la media dei fondi azionari gestiti, di battere il mercato, di fare meglio degli indici. Anno dopo anno fanno regolarmente peggio.

E non fanno peggio solo per l’incapacità dei gestori di scegliere strategie azionarie giuste; fanno peggio soprattutto perché l’industria del risparmio gestito funziona in modo tale da fornire, necessariamente direi, risultati medi molto deludenti. Consumando, anno dopo anno, i risparmi. Perché accade questa inarrestabile erosione? Le ragioni sono direi soprattutto due: i fondi devono muovere molte volte i titoli durante l’anno per generare commissioni dovute al trading, a vantaggio di società quasi sempre dello stesso gruppo.

Poi applicano commissioni e altri costi assortiti, spesso di difficile individuazione, che penalizzano in ogni caso
i risultati. Fino all’assurdo di farli guadagnare anche quando gli investitori perdono. Cosa possono fare gli Investitori Intelligenti che non vogliono, e fanno bene, rinunciare all’importantissima quota azionaria nel proprio portafoglio?

Possono fare due cose:
1 Individuare fondi indice con costi bassissimi e dichiarati, senza sorprese;
2 Imparare a creare e gestire il proprio portafoglio azionario
Via| Affari Nostri Newsletter

Scritto il 28 luglio 2011 da ale. Letto 194 volte

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