Che cos’è il Relative Strenght Index
L’analisi tecnica, l’approccio che consente di studiare l’andamento dei prezzi dei mercati finanziari e, contemporaneamente, prevederne le tendenze future, mediante principalmente metodi grafici e statistici, è una delle metodologie più famose tra i trader. Suo contralto è l’analisi fondamentale, che, al contrario, punta a stabilire il giusto prezzo di un titolo, andando a ricercare le cause che l’hanno aumentato o diminuito.
Tra gli strumenti di analisi tecnica più utilizzati, c’è appunto il Relative Strenght Index. Si tratta di un indice di forza molto utilizzato nel settore delle materie prime e dai trader che operano nei future – a proposito di future, avete sentito parlare di Promo Natale 2011 di Tradingmatica? Fino al 31 dicembre 30% di sconto a chi si abbona ai segnali e il 50% a chi fa seguire l’operatività ad un broker convenzionato.
L’RSI assume valore uguale a zero quando, considerando un certo periodo, la media degli incrementi risulta uguale a zero. Il valore è pari a 100 invece quando la media dei decrementi è uguale a zero. Dunque le variazioni risultano tra 0 e 100. Per questo oscillatore si possono scegliere più o meno giorni. Wilder, ad esempio, come scrive Katia Ferri nel suo libro Trading in Commodity, lo utilizzava 14 giorni.
Ovviamente, più crescono i giorni e più diminuiscono i falsi segnali, ma anche la reattività dell’oscillatore. L’RSI può essere utilizzato come gli altri indicatori di momentum, dunque anche per il trading intraday. Quando si trova in zona di ipercomprato (sopra 70), l’RSI fornisce un segnale di vendita e suggerisce l’uscita mentre i prezzi stanno ancora salendo, perché coglie una divergenza ribassista. Fornisce invece segnali utili per entrare nel mercato quando è nella zona di ipervenduto (sotto quota 30), mentre i prezzi stanno ancora scendendo.
Via| Katia Ferri – Trading in Commodity
Scritto il 16 dicembre 2011 da ale. Letto 383 volte

