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Fondi investimento specializzati sulle materie prime

Un giro d’affari da 174 miliardi di dollari. Sono questi i numeri raccolti dai fondi comuni di investimento. Uno strumento finanziario che da tempo sta vivendo un vero e proprio boom tra gli investitori. Il motivo è semplice: i fondi suppliscono ad alcune problematiche molto sentite: la diversificazione del rischio – l’offerta di fondi è varia: si va dai fondi comuni di investimento bilanciato, che mischiano azioni e obbligazioni, ai fondi comuni d’investimento immobiliare – alla copertura dell’inflazione. E’ una soluzione molto interessante, che permette di creare un portafoglio “profondo” ed elastico. Il nostro investimento non è più legato al successo o all’insuccesso di un solo settore. A fine anno, il fondo comune ci darà un’unica percentuale di profitto. Il nostro 3% potrà essere, ad esempio,  frutto di una media tra una perdita del -6% in un settore, un profitto del 11% in un altro e di una perdita del -2%.

Fondi specializzati sulle materie prime
E’ il tipo di fondo d’investimento di cui vogliamo parlare oggi. Si tratta, com’è facile intuire, di un fondo specializzato nelle materie prime, nelle commodity. Gli investitori, attratti dalle ottime performance  di questo settore, non hanno fatto altro che spostare il proprio capitale su questa nuova soluzione d’investimento. Sappiamo che l’Oro è una materia prima molto solida – il bene rifugio per eccellenza – ma non è al riparo dalla volatilità. E lo stesso si può dire delle altre commodity: rame, argento, petrolio e chi ne ha più ne metta. Investire in un fondo specializzato in diverse materie prime, ci permette, come già detto, di contenere il rischio generale e di diversificare il nostro portafoglio.

Un’ampia offerta
Abbiamo capito che un fondo specializzato in materie prime è una buona soluzione per i nostri risparmi. Ora che fare? Beh, laora sta a noi scegliere quello giusto. Negli ultimi anni l’offerta si è molto ampliata. I fondi di questo tipo, negli Stati Uniti – paese notoriamente più ricettivo e che edita gran parte degli indici di questo settore –, sono arrivati a quota 300. In Europa ricordiamo quello lanciato da Deutsche Bank nel 2008, uno dei primi, che si concentrava sui cosiddetti prodotti agricoli e coloniali (grano, frumento, soia, zucchero, cotone, cacao, caffè).
Chiedete alle vostra banca o al vostro promotore finanziario.
Via|Katia Ferri – Trading in Commodity

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