Tornare alla lira? Non sanno quello che dicono
Chi rimpiange i bei tempi della Lira, probabilmente ha poche nozioni macroeconomiche. Troppo spesso, la nostalgia dei tempi andati annacqua l’obiettività. Per confrontare la situazione macroeconomica del periodo pre-Euro con quella attuale, abbiamo deciso di avventurarci in un’analisi e per farla ci serviremo dei dati forniti da Msn Borsa, magazine del portale Msn.com.
Inflazione
Come tutti sappiamo, l’inflazione misura il costo della vita. Ossia l’aumento o la diminuzione dei prezzi al consumo. Vi ricordate quando vi avevamo avvertito di considerare, per misurare la bontà di un investimento, anche il dato inflativo? Bene, questo discorso ci torna ora utile. Nel 2010 l’inflazione si è fermata al 2%. Sapete a quanto oscillava questo dato nel periodo Lira? Al 15%!
Certo, direte, “lo sanno tutti che dopo l’introduzione dell’euro i prezzi sono raddoppiati”. Concordiamo. Ma un 15% di inflazione sorpassa, e di molto, l’effetto negativo che ha avuto lo sconsiderato raddoppio dei prezzi avvenuto a pochi giorni dal passaggio all’Euro.
Tassi d’interesse sui titoli di Stato alle stelle: colpa dell’Euro
I tassi d’interesse decennali del periodo Lira veleggiavano attorno al 4,5 per cento. Dopo l’entrata del nostro paese nell’Euro zona, essi sono calati al 2%. Proprio per l’effetto “calmante” che l’Unione ha da quasi subito avuto sui mercati. Ora le cose stanno diversamente, e i motivi sono noti. Oggi i rendimenti sono attorno al 7%. Fatto negativo, perché più alti sono i rendimenti più il mercato ci giudica paese poco affidabile e insolvente. Ma se andiamo a vedere la situazione media di tutta l’Europa comunitaria, il dato è del 3,4%. Ben inferiore a quello garantito dai nostri titoli di debito nel periodo Lira. Siamo sicuri, quindi, che sia colpa dell’Euro? O forse è colpa di chi ci ha, fino ad ora, governato?
Con l’Euro è aumentato il debito pubblico
Qui si sfiora il paradosso. Nel 1995, il rapporto debito/Pil, sfiorava il 124%. Con un simile valore, non saremmo mai potuti entrare nell’Euro zona. E’ stato solo dopo aver abbassato questo rapporto, che ci è stato possibile raggiungere le richieste di Maastricht e quindi entrare nella moneta unica. Che, dal 2001 in poi, ci sia stato un “rilassamento” – chiamiamolo così – dei cordoni della borsa dello Stato, è evidente. Ma il responsabile non è l’Euro. Anzi.
Attrattività
Il commercio estero segue una regola molto semplice: chi vende a meno prezzo si accaparra più clienti. Non c’è nulla di scientifico in tutto questo. E per tanti anni, l’Italia ha prosperato nel mediterraneo grazie a questo paradigma. Dal momento della sua adozione, il valore dell’Euro ha riflesso il grado di competitività non solo dell’Italia, ma di tutti gli altri 16 paesi dell’area Ue. Se i prezzi e i salari in Italia crescono più rapidamente rispetto ai suoi partner dell’Eurozona, il nostro paese diventa un luogo meno attraente in cui fare affari.
A causa dell’aumento dei salari e della stagnazione della produttività, l’Italia si è trovata in tal modo di fronte a un serio problema di competitività dopo l’euro. Dalla fine del 1998, quando vennero fissati i tassi di cambio, sino al primo trimestre 2011, il costo del lavoro per unità di prodotto è aumentato del 26,7 per cento rispetto ai partner commerciali.
In parole povere: se prima, anche grazie a un cattivo andamento della bilancia commerciale generale, ce la potevamo cavare grazie all’intrinseca debolezza della Lira, oggi le nostre magagne sono più evidenti. E meno celabili. Questa situazione ha avuto riflessi sul debito pubblico, sul PIL, sulla domanda interna e sull’esportazioni.
Ma questo si sapeva già da prima: l’Italia ha vissuto sopra le proprie possibilità per diversi decenni, facendo affidamento alla svalutazione della sua moneta – che anche quando si rafforzava il suo valore veniva ridimensionato grazie alla Banca d’Italia che ne stampava in ingenti quantità – e facendo affidamento al debito, che nel frattempo correva correva. E continua a farlo tuttora. L’Euro non ha causato questa situazione, ha solo velocizzato il violento scontro con la realtà. Che prima o poi sarebbe arrivato comunque.
In conclusione, ci sentiamo di dire che l’Euro non è una moneta perfetta e i motivi sono molto semplice: si è deciso di creare un’unione monetaria senza una politica fiscale comune; c’è una Banca, la BCE, che, in caso di attacchi speculativi non può stampare moneta. I problemi ci sono, è evidente. Ma tornare alla Lira, riesumare un conio fermo da dieci anni e che, nel frattempo ha accumulato una grande svalutazione, non può essere la soluzione.
Via| Msn.it
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Comments (1)


L’intervento della nuova lira è attualmente un pensiero concreto nelle menti di qualcuno. Il tornare all lira integrerebbe le casse dello stato del 60% immediato, dato dalla svalutazione della moneta. Ovvero il cambio 1 a 1 tra lira e euro farebbe si che se prima una pensione di 600 euro adesso si convertirebbe in 600 lire o mila lire come si voglia. Automaticamente la possibilità economica dello stato verso i pensionati aumenterebbe del 60%. Ovviamente comprare all’estero diventerebbe impossibile per via della svalutazione e quindi si ritornerebbe a comprare prodotti del territorio italiano facendo ripartire l’economia. A mio parere non c’è bisogno di tutto questo, la crisi è stata crata molto dall’effetto mediatico per potersi impossessare di una poltrona e la gente ha smesso di spendere. Non spendendo alcune aziende hanno cominciato a chiudere e così via. Basterebbero parole di fiducia. nulla più.