Gli eventi geopolitici mettono a rischio gli investimenti?
La situazione in Egitto piuttosto calda, con rivolte che hanno portato alle dimissioni del dittatore Mubarak, insieme a quanto già accaduto in Tunisia qualche mese fa, mettono un po’ in dubbio la situazione su alcuni paesi emergenti – o perlomeno in alcune aree – e molti investitori possono giustamente chiedersi quali possano essere i rischi per i propri portafogli.
Personalmente, ritengo che sul breve questi eventi possano anche generare della volatilità, ma in definitiva la mia risposta è che queste cose non dovrebbero preoccupare eccessivamente.
In passato, diversi eventi politici hanno spaventato i mercati. Sicuramente, l’evento di maggiore impatto fu il crollo delle Torri Gemelle. Più avanti, gli attentati di Londra e Madrid e, più recentemente, la crisi greca.
In tutti questi casi, comunque, i mercati hanno mostrato la capacità di muoversi per conto loro. Certo, questi eventi nel breve hanno avuto – e avranno un impatto – ma poi, come sempre succede, emergeranno criteri più importanti come le valutazioni e il trend.
In ogni caso, tutti questi eventi sono fuori dal controllo di un investitore. Egli non è in grado di prevedere il loro verificarsi e non è in grado di prevedere il loro evolversi. Pertanto, è bene concentrarsi sulle cose che sono sotto il suo controllo:
1 – asset allocation: con una buona diversificazione internazionale, difficilmente si sarà fortemente esposti ad un’area che sta subendo una crisi economica e/o politica. All’interno del nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento, questa diversificazione, ci permise di passare sostanzialmente indenni la crisi greca lo scorso anno e sono sicuro che continuerà ad avere un’importante funzione in futuro.
Certo, a volte la diversificazione ci porterà ad avere porzioni di portafoglio esposte ad aree un po’ in difficoltà, ma nel complesso ritengo che i benefici siano superiori ai rischi;
2 – rischio che ci si vuole assumere: collegato al punto precedente, c’è il rischio che ci si vuole assumere. Alla diversificazione geografica, si accompagna la diversificazione per classi di investimento. Nel lungo termine, è fuori dubbio che le azioni siano l’investimento che rende di più. Ci sono molti che, su questo aspetto, dicono sono titubanti. Tuttavia, esistono ricerche accademiche e non solo, in proposito, e i risultati parlano chiaro. Ma le azioni, al maggior profitto possibile, accompagnano anche maggior volatilità. E’ importante, quindi, definire la propria
tolleranza a questo rischio e questa è una cosa sotto il controllo dell’investitore;
3 – costi: il costo di un portafoglio è un altro elemento controllabile. Usare ETF o prodotti low cost riduce i costi complessivi, con gran beneficio per i rendimenti netti.
Queste sono le cose che debbono interessare gli investitori.
E circa le crisi politiche ed economiche che ciclicamente si verificano nel mondo, ricordate il motto di Warren Buffett: “Si compra quando c’è il sangue nelle strade”.
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Scritto il 14 febbraio 2011 da ale. Letto 193 volte

